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​VIRTUAL REALITY: UN’OPPORTUNITA’ PER RITTIRO E ANSIA SOCIALE

​VIRTUAL REALITY: UN’OPPORTUNITA’ PER RITTIRO E ANSIA SOCIALE

Di Caterina Parisio

Si è svolta Sabato 1 Aprile la giornata di formazione dal titolo “Virtual Reality: un’opportunità per Ritiro e Ansia Sociale”, organizzata dalla Società Idego -Psicologia digitale- in collaborazione con AIDAS, Associazione Italiana Disturbi d’Ansia Sociale e IPSICO, Istituto di Psicoterapia e Psicologia Comportamentale e Cognitiva.

Gli elementi per pensare a qualcosa di particolare c’erano tutti, ancora prima che l’evento avesse luogo: basti pensare al titolo stesso che porta con sé concetti apparentemente lontani tra loro come, realtà virtuale e ansia sociale. I professionisti che hanno relazionato durante la giornata hanno mostrato al pubblico presente quanto di concreto ci possa essere in questo strano binomio virtualità e ansia sociale.

La virtualità può rappresentare un’opportunità per il ritiro e l’ansia sociale? Quali strumenti di Virtual Reality possono essere utilizzati dallo psicologo per lavorare con i nativi digitali? Questa è la cornice all’interno della quale si è svolta la giornata; vediamo adesso chi ne sono stati i protagonisti.

Il primo intervento è stato curato dalla Dott.ssa Azzurra Aloisi, Psicologa clinica, la quale ha proposto una riflessione sulle modalità con cui gli adolescenti di oggi, nativi digitali, affrontano alcune tematiche intrapsichiche e relazionali attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. La dimensione dell’online è diventata una parte dell’esistenza umana in cui testare e a volte modellare a piacimento la propria identità, con il rischio di indebolire i confini sensoriali dell’offline. Si è parlato di occhio liquido del web, di un Sé che si è trasformato in Cyber-Sé, della scomparsa di confini e la conseguente immersione nel mare magnum dei social. “Siamo fatti di atomi e byte”, così la Dott.ssa Aloisi ha voluto far riflettere i partecipanti circa la necessità/pericolosità delle nuove forme di social-izzazione e il bisogno di interrogarsi sulla differenza tra “connessione” e “contatto” vero e proprio.

A seguire è stato presentato un lavoro su Ritiro Sociale e Interventi web-mediati curato dal Dott. Michele Procacci e dalla Dott.ssa Caterina Parisio, in cui si è cercato di differenziare i concetti di Solitudine, Isolamento sociale e Ritiro Sociale costrutti questi, associati a stati mentali ben differenti tra loro. Ricca è stata la carrellata di ricerche scientifiche presentate, sino ad arrivare alle Linee Guida Giapponesi in materia di psichiatria e la disamina sul fenomeno degli Hikikomori, caratteristiche principali e legami con il Ritiro Sociale. Molto interessante notare come, all’interno della presentazione, fossero presenti elementi clinici inerenti un caso di Ritiro Sociale che rendevano ancor più vivi e concreti i concetti esposti. Si è passati così, percorrendo un continuum, dal mondo reale a quello virtuale, lanciando un importante interrogativo: Come può, la realtà virtuale essere utilizzata in ambito psicoterapico? 

La realtà virtuale è uno strumento il cui apporto principale può essere cercato nell’importanza che in psicoterapia viene data all’immaginazione e alla memoria, a concetti come esposizione e generalizzazione. Essa potrebbe venire in aiuto al clinico con la sua flessibilità, con l’enorme varietà di modalità di intervento su svariati tipi di disagio psicologico. Trattandosi di un campo relativamente nuovo, non si ha una conoscenza abbastanza ampia e soddisfacente riguardo alle caratteristiche dei pazienti che possono ricevere maggiori benefici dai trattamenti mediati dal mondo virtuale. Occorre altresì ricordare che non è il terapeuta a doversi adattare alla tecnologia, ma è quest’ultima che deve offrire nuovi stimoli e strumenti in grado di aumentarne le capacità di valutazione e intervento, ed è importante segnalare che mai la realtà virtuale potrà sostituire il terapeuta, perché in virtù del fatto che è uno strumento, non avrebbe alcun senso senza una mano che lo guidi.

«Quando si vuole riuscire ad aiutare qualcuno, bisogna anzitutto cercare di trovarlo nel luogo dove egli si trova e qui cominciare. Questo è il segreto dell’arte dell’aiuto». Attraverso le parole di Kierkegaard il Dott. Lorenzo Di Natale ha introdotto il terzo intervento sulle consulenze online. La psicologia della relazione testuale ha fatto da padrone e sono stati presentati i parametri per la consulenza psicologica online (carattere, punteggiatura, uso delle emoticon, indagine degli stili comunicativi, ritmo e direzione del colloquio).

Le diverse forme di comunicazione web-mediata come e-mail e chat stanno gradualmente dimostrando di essere mezzi validi ed efficaci al fine di raggiungere risultati concreti all’interno della pratica psicologica. Sono state presentate recenti ricerche che mostrano come le terapie online testuali possano essere tanto efficaci quanto le psicoterapie tradizionali nel trattamento di disturbi d’ansia sociale o generalizzata, panico, fobia o altro, soprattutto sul breve termine; un po’ più complesso diventa il discorso circa l’efficacia a lungo termine degli interventi online text-based.

Il Dott. Nicola Marsigli ha avuto il compito di tenere viva la platea nella ripresa post prandiale e, con il suo ricco e puntuale intervento su Virtualità e Ansia Sociale non è stato molto difficile catturare l’attenzione di tutti. Come sta cambiando la pratica clinica?; partendo da tale interrogativo, i partecipanti hanno avuto modo di ascoltare un excursus sulla Terapia Cognitivo Comportamentale, dalla nascita negli anni ’60 ai notevoli contributi apportati nel trattamento dei disturbi d’ansia, con la presentazione dei principali protocolli di intervento e una lente d’ingrandimento sulle maggiori tecniche come, desensibilizzazione sistematica ed esposizione. Arriviamo con un salto al 2013, anno di pubblicazione di un’interessante ricerca sull’ingresso della tecnologia nella TCC: l’utilizzo dell’Internet-delivered per il Disturbo d’Ansia Sociale: il paziente accede ad un trattamento attraverso internet nel quale segue delle sedute come un normale protocollo. Anche di Realtà Virtuale e Aumentata si è discusso molto, stimolando i partecipanti attraverso la visione di alcuni filmati circa l’ingresso della Virtualità nel mondo delle relazioni: è così lontana da noi l’idea che un giorno andremo in giro ad interagire con esseri creati in Realtà Aumentata e a ritrovarci su una panchina a dialogare con il nostro Avatar?

Se con l’intervento del Dott. Marsigli l’excursus storico è stato sulla Terapia Cognitivo Comportamentale, il Dott. Tommaso Ciulli sancisce definitivamente l’ingresso nel mondo del Virtuale, attraverso una serie di ricerche sulla nascita della Realtà Virtuale. Siamo intorno agli anni ’50 quando si cominciò a palarne e toccherà attendere un tale Jaron Lanier, informatico, compositore che, a metà degli anni ’90 ipotizzò la possibilità di arrivare, grazie a tecnologie per la visualizzazione tridimensionale, a una forma di comunicazione “post-simbolica”. L’idea prevedeva che invece di ricorrere a parole per descrivere le cose, sarebbe stato presto possibile costruire virtualmente gli oggetti o dare una parvenza visiva ai concetti, comunicando direttamente per loro tramite. Tra arresti nella ricerca, limiti nell’utilizzo di visori troppo costosi o ingombranti, nel 2014 un’indagine portata avanti da un gruppo di psicologi e scienziati informatici dell’Università di Barcellona, dell’University College di Londra e dell’Università di Derby ha dimostrato che l’autocommiserazione può essere esercitata utilizzando degli avatar in un contesto di immersione nella realtà virtuale. Gli autori dello studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista PLoS ONE, affermano che questa tecnica potrebbe essere utilizzata per il trattamento di un gran numero di disturbi clinici, tra cui la depressione.  Nonostante la dichiarata predisposizione per il virtuale, il Dott. Ciulli così chiosa sui partecipanti: “Non è tutto ora ciò che luccica. Non è ‘reale’ tutto ciò che sembra realtà virtuale”.

Arriviamo così all’ultimo intervento della giornata, quello sicuramente più “virtuale”: è come se, il Dott. Simone Barbato autore dell’ultima presentazione, avesse detto al pubblico “bene adesso indossate le cinture, anzi i visori, e andiamo a fare un giro per il mondo, a prendere un caffè ad un bistrot parigino o a nuotare nelle acque caraibiche”. Così è stato! L’intervento del Dott. Barbato si è mosso su due binari: da un lato la presa visione di ricerche su prospettive e limiti nell’uso della Social VR, l’invito ad andare oltre i concetti di chiusura e cominciare a sfruttare le capacità intuitive dell’individuo nell’uso dello spazio virtuale e dall’altro la sperimentazione dei più recenti sistemi di Virtual Reality. Di volta in volta i partecipanti sono stati invitati ad indossare i visori e ad immergersi in una sorta di “mondo-altro”, a creare dei propri avatar da mandare in giro per il mondo, a fare amicizia con l’avatar del compagno a fianco e…a scattare un selfie finale!

I feedback di chi ha avuto modo di provare le nuove tecnologie sono stati tutti positivi: dall’incredulità all’entusiasmo, dall’emozione alla presa di coscienza che, probabilmente, gli avatar sono già tra noi!

Alla luce di quanto esposto, la giornata di formazione su Virtual Reality e Ansia e Ritiro Sociale apre a numerose riflessioni e interrogativi a cui gli addetti ai lavori dovranno trovare risposta.

Risulta ormai evidente come, le nuove tecnologie abbiano assunto un ruolo importantissimo nella nostra società; occorre adesso capire quanto esse, potranno diventare parte integrante di protocolli di intervento nella quotidiana pratica clinica o quanto, di fatto, non lo siano di già.