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Perché vedere “INSIDE OUT”?

Perché vedere “INSIDE OUT”?

 

L’importanza di accettare le emozioni “negative”.

Ci sono numerose ragioni per cui vale la pena andare al cinema e vedere questo film. Il film non è rivolto soltanto ai piccini, ma soprattutto agli adulti; in particolare ai genitori, i quali possono apprendere un modo nuovo di approcciarsi ai vissuti emotivi dei loro figli.

Il film è ambientato nella mente di una ragazzina di 11 anni, Riley ed i protagonisti sono le emozioni da lei provate, felicità, rabbia, paura, tristezza e disgusto; non più concetti astratti, ma personaggi con personalità coloratissime e ben definite.

Il film descrive la funzione delle singole emozioni. Ogni emozioni, infatti, assolve ad uno o più scopi: la gioia sancisce il raggiungimento di un obiettivo, il disgusto protegge dall’avvelenamento, la rabbia dalle ingiustizie, la paura dai pericoli, e la tristezza almeno apparentemente non sembra avere ragion d’essere, ma viene descritta come un personaggio scomodo, che Gioia cerca in tutti i modi di tenere a bada.

La pellicola inoltre descrive come le emozioni ed i pensieri influenzano il significato che ognuno di noi attribuisce alle cose. Se prevale la gioia siamo spinti a vedere il lato positivo, siamo determinati, anche di fronte alle difficoltà sempre convinti di potercela fare. Come Gioia che sicura di poter ritornare al Quartier Generale affronta qualsiasi fatica e rischio. Al contrario se domina la tristezza, prevalgono i pensieri negativi, l’affaticabilità. Compagna di viaggio di Gioia, Tristezza non riesce mai a pensare positivo.

In ognuno di noi, inoltre, prevale un’emozione sulle altre. In Riley la leder è sicuramente Gioia, ma non perdete i momenti in cui la regia mostra anche la mente degli altri protagonisti, scoprirete qualcosa in più su di loro.

Nel libro “La trappola della felicità” R. Harris afferma che ognuno di noi appare intrappolato alla ricerca della felicità, un circolo vizioso che ci spinge a dedicare il nostro tempo, la nostra energia, la nostra vita, ad una battaglia persa in partenza: quella contro i pensieri e le emozioni “negative”. Tale battaglia, afferma l’autore, è una battaglia contro la realtà e contro la stessa natura dell’essere umano (R.Harris, 2010). L’autore propone un modo di superare questa lotta, recuperando la libertà di scegliere e di agire come riteniamo meglio per noi. Ciò attraverso i principi dell’Acceptance e Commintment Therapy, un approccio terapeutico innovativo e con solido fondamento scientifico, basato sulla mindfulness, diretto a sviluppare la “flessibilità psicologica” che consente di superare i momenti critici e di vivere pienamente il presente muovendosi nella direzione tracciata dai nostri valori.

Ma cosa vuol dire interrompere la lotta, superare i moneti critici lasciando spazio anche alle emozioni negative? Vivere seguendo i propri valori? Credo che Inside Out descriva meravigliosamente questi concetti. È illusorio pensare di sentirsi sempre felice, esistono anche altre emozioni utili, anche se spiacevoli. E cosa succede se proviamo a lottare contro una di queste, la tristezza ad esempio? I pensieri negativi prevalgono, diventiamo rigidi ed inflessibili, la sensazione di malessere aumenta e perdiamo di vista i nostri valori (rappresentate nel film come le isole della personalità).

Se invece, come nel film, si lascia fare alla tristezza, essa ci aiuta ad elaborare la perdita, a dare valore alle cose perdute ed a superare gli urti della vita. Ed è in una delle ultime scene, quando Riley dichiara ai genitori di essere triste, che la protagonista abbandona la “lotta” e lascia spazio anche alle emozioni “negative”.