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L’attenzione selettiva per i volti arrabbiati nella fobia sociale

L’attenzione selettiva per i volti arrabbiati nella fobia sociale

L’attenzione selettiva alla minaccia, tipica delle persone con un disturbo d’ansia, è stata ed è ad oggi oggetto di ricerca.
Alcuni modelli dell’ansia propongono che l’attenzione, in una situazione ansiogena, possa essere diretta inizialmente ai segnali di minaccia ma che non venga mantenuta su questi nel tempo; dopo una focalizzazione iniziale sulla minaccia i soggetti ansiosi mostrerebbero un successivo evitamento dello stimolo ansiogeno, evitamento che potrebbe riflettere un tentativo di alleviare uno stato d’ansia provocato dall’orientamento iniziale al segnale di minaccia.
Con l’obiettivo di indagare se gli individui con fobia sociale mostrino un’attenzione selettiva verso i segnali di minaccia o tendano ad allontanare l’attenzione da questi, Mogg et al. (2004) in uno studio pubblicato sul Journal of Abnormal Psychology hanno esaminato l’andamento nel tempo delle risposte attenzionali delle persone con fobia sociale all’espressione facciale dell’emozione di rabbia. Gli autori dello studio hanno inoltre indagato l’andamento nel tempo delle risposte attenzionali alle emozioni facciali di rabbia, nella fobia sociale, manipolando la durata di esposizione allo stimolo.
Un campione clinico di 15 soggetti con fobia sociale è stato selezionato tra i pazienti afferenti al servizio di psicoterapia dell’Università di Louvain, in Belgio. Il gruppo di controllo era costituito da 15 soggetti senza disturbi psicologici.
Dopo una prima somministrazione di test i soggetti sono stati sottoposti ad una “visual probe task” durante la quale sono state mostrate loro coppie di volti stimolo con espressione emotiva arrabbiata o felice abbinati a volti della stessa persona con un’espressione neutrale in due esposizioni di diversa durata: 500 ms e 1250 ms.
All’inizio della prova appariva una croce al centro dello schermo per circa 500 ms, seguita da una coppia di volti per 500 ms o 1250 ms.
Le coppie di volti (es. un volto arrabbiato insieme ad un volto neutro) sono state presentate su uno sfondo bianco. In seguito alla presentazione delle coppie di volti una freccia rivolta verso l’alto o verso il basso (stimolo probe) veniva mostrata al posto di uno dei volti. Ai partecipanti veniva richiesto di premere più rapidamente possibile il tasto corrispondente alla direzione della freccia.
L’attenzione selettiva verso i volti arrabbiati era valutata dall’attribuzione di una risposta più rapida allo stimolo probe nel momento in cui veniva associato ad una faccia arrabbiata, rispetto ad una felice o neutra; in quanto, la velocità della risposta è stata legata al fatto che lo stimolo probe apparisse in una zona “vigilata” dello schermo.
Le coppie di volti sono state presentate una prima volta per 500 ms per valutare l’orientamento attenzionale iniziale e una seconda volta per 1250 ms per valutare se l’attenzione verso le facce arrabbiate sarebbe stata sostenuta per un tempo più lungo. L’ipotesi dello studio era che i soggetti con fobia sociale avrebbero mostrato vigilanza per i volti arrabbiati con una durata più breve dello stimolo (500ms) ma non necessariamente con una durata più lunga (1250ms) dove avrebbero potuto mostrare evitamento della minaccia.
Le prove sono state presentate in un ordine completamente casuale per ogni partecipante.
Dai risultati è emerso che quando le risposte attenzionali sono valutate nella condizione di esposizione per 500 ms i soggetti con fobia sociale mostrano una maggiore vigilanza per le facce arrabbiate rispetto a quelle felici e a quelle neutrali; condizione che non si verifica nel gruppo di controllo.
Nella condizione di esposizione per 1250 ms, invece, non è emersa alcuna differenza significativa tra i due gruppi; i risultati potrebbero indicare una minore vigilanza verso le facce arrabbiate quando il tempo di esposizione è più lungo.
Per riassumere, il presente studio fornisce evidenze che legano l’orientamento attenzionale iniziale dei soggetti con fobia sociale ai segnali di minaccia (nel caso specifico, i volti con espressione facciale di rabbia); risultati che sono in accordo con le teorie e le evidenze empiriche legate alle distorsioni cognitive relative ai disturbi d’ansia (Mogg & Bradley, 1998; Ohman, 1996; Rapee & Heimberg, 1997; Williams et al., 1997). Gli autori ritengono che possa essere utile, in ulteriori ricerche, indagare la presenza di altri meccanismi cognitivi che possano interagire con l’attenzione selettiva ai segnali di minaccia, negli individui con fobia sociale.

Bibliografia

– Mogg K., Philippot P., Bradley B.P. (2004). Selective attention to angry faces in clinical social phobia. Journal of Abnormal Psychology 113:160–165
– Mogg, K., & Bradley, B. P. (1998). A cognitive–motivational analysis of anxiety. Behaviour Research and Therapy, 36, 809–848
– Ohman, A. (1996). Preferential preattentive processing of threat in anxiety: Preparedness and attentional biases. In R. M. Rapee (Ed.), Current controversies in the anxiety disorders. New York: Guilford Press
– Rapee, R. M., & Heimberg, R. G. (1997). A model of social phobia. Behaviour Research & Therapy, 35, 741–756.
– Williams, J. M. G., Watts, F. N., MacLeod, C., & Mathews, A. (1997). Cognitive psychology and emotional disorders (2nd ed.). Chichester, England: Wiley.