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Uno studio sulla consapevolezza emotiva

Secondo Millon (1981), gli individui con Disturbo Evitante di Personalità (DEP) mostrano scarsa tolleranza per i sentimenti dolorosi legati alla percezione di inadeguatezza e di autostima negativa; l’evitamento interpersonale si propone quindi come una strategia comportamentale attraverso la quale il soggetto si protegge da un reale o immaginario dolore psichico.
Tale strategie alla lunga può però pervadere ogni aspetto della vita emotiva del soggetto producendo due estremi che vanno da un’esperienza emotiva confusionaria alla repressione di tutti i sentimenti, compresi quelli positivi.

Allo stesso modo, McCullough, Kuhn, Andrews, Kaplan, Wolf & Hurley (2003) suggeriscono che i pazienti con DEP sono affetti da una “fobia” verso eventuali esperienze emotive e che questo costituisce un aspetto centrale della loro patologia.
Più di recente, la teoria metacognitiva di Di Maggio, Semerari, Carcione, Nicolò, e Procacci (2007) sostiene che i pazienti con DEP hanno una profonda difficoltà a identificare i propri stati mentali, sia per quanto riguarda le emozioni che i pensieri. Questo comporterebbe una ridotta capacità di comunicare le loro esperienze e la tendenza a sperimentare sentimenti di alienazione.

Il concetto di disfunzione emotiva è un termine vagamente definito usato per descrivere una vasta gamma di costrutti correlati, come la mancanza di consapevolezza delle proprie emozioni, la difficoltà ad identificare o esprimere emozioni, l’interpretazione non corretta delle risposte emotive sia degli altri che di se stessi, infine la disregolazione emotiva.

Nello specifico di questo studio viene utilizzato il concetto di consapevolezza emotiva (CE) come la capacità dell’individuo di percepire consapevolmente, tollerare, riflettere ed esprimere esperienze emotive (Monsen & Monsen, 1999). Diversi studi forniscono supporto per la validità di tale costrutto CE (Solbakken et al., 2011).

Una migliore comprensione delle difficoltà emotive presenti nei soggetti con DEP può contribuire allo sviluppo di trattamenti più efficaci e in questo studio vengono comparati i punteggi ottenuti dai soggetti che presentano un DBP che a tutto oggi risulta essere il Disturbo di personalità dove il deficit emotivo risulta essere maggiormente investigato.

Nella comparazione tra le quattro aree della consapevolezza emotiva (percepire consapevolmente, tollerare, riflettere ed esprimere esperienze emotive) tra pazienti con disturbo evitante di personalità (DEP) e disturbo borderline di personalità (DBP) emerge che sebbene entrambi i gruppi risultano avere valori medi al di sotto del campione normale, i pazienti con DEP risultano avere una maggiore compromissione sia per quanto riguarda l’espressione verbale delle esperienze emotive, sia per quello che riguarda la specifica emozione dell’eccitazione/interesse.

La forte relazione che emerge tra il DEP e la bassa capacità di esprimere le proprie emozioni è una conferma interessante; ci si chiede nello studio se l’incapacità di elaborazione verbale di esperienze affettive in individui evitanti è una conseguenza del loro scarso grado di contatto interpersonale oppure in alternativa, può rappresentare un più profondo deficit di identificazione e comunicazione delle emozioni.

A tale riguardo, nel campo delle neuroscienze e della teoria delle emozioni di base, la sensazione di “interesse” è collegata al “seeking system”, una caratteristica emotiva che si correla sostanzialmente con la creatività e l’esplorazione (Panksepp & Watt, 2011;. Reuter et al, 2005) .

Davis e Panksepp (2011) si riferiscono al “seeking system” come quell’aspetto correlato al sistema d’incentivo cerebrale dopaminergico responsabile del “novelty seeking”. Secondo questi studi il sistema di ricerca delle novità non solo promuove l’esplorazione, ma ‘eccita‘ anche tutte le emozioni di base con forme di eccitazione e anticipazione.

Così, se il basso punteggio di consapevolezza emotiva nell’area dell’interesse emerso nel gruppo DEP riflette un disturbo del “seeking system”, si potrebbe ipotizzare che esso interferisce anche con la capacità di regolazione dell’ansia anticipatoria. Inoltre, tale deficit potrebbe influenzare l’eccitazione e l’intensità delle altre emozioni.

I risultati di questo studio confermano nel loro insieme che la psicoterapia per gli individui con DEP dovrebbe concentrarsi su queste disfunzioni emotive, con l’obiettivo di migliorare la consapevolezza, la tolleranza e l’espressione delle emozioni.

Favorire l’esplicitazione e la verbalizzazione delle emozioni è un potenziale punto di riferimento per tutte le psicoterapie che intendono trattare soggetti evitanti.

 

MERETE SELSBAKK JOHANSEN, EIVIND NORMANN-EIDE, TONE NORMANN-EIDE and THERESA WILBERG Scandinavian Journal of Psychology, 2013, 54, 515–521