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La self-compassion e il disturbo di Ansia Sociale

La self-compassion e il disturbo di Ansia Sociale

In seguito ad un fallimento o un errore in contesti interpersonali, la maggior parte delle persone indugia in rimproveri verso di sé, specialmente quando si sente giudicata. Le persone con disturbi di ansia sociale (DAS) mostrano una preoccupazione costante della valutazione della propria performance da parte degli altri e livelli particolarmente elevati di autocriticismo. Come suggeriscono diversi modelli cognitivi, il timore delle situazioni sociali, il loro evitamento e la paura della valutazione negativa sono caratteristiche fondamentali del disturbo. Assumere un atteggiamento di gentilezza, premura e comprensione verso se stessi (self-compassion o auto-compassione) e riconoscere che commettere errori o provare diverse difficoltà fa parte dell’esperienza umana condivisa, non qualcosa che succede solo a se stessi, potrebbe aiutarli nel ridurre l’eccessiva autocritica. Alcuni studi su soggetti sani suggeriscono che una maggiore auto-compassione è associata a una più alta soddisfazione nella propria vita, al senso di connessione sociale, ma anche a una ridotta autocritica e minore depressione, ansia, ruminazione, perfezionismo e disturbi alimentari. Inoltre gli individui con maggiore self-compassion sono più in grado di distanziarsi dalle situazioni negative, smorzando in tal modo l’ansia.

Nel lavoro di Werner e colleghi (2012) è stata indagata l’ipotesi che le persone con disturbo d’ansia sociale mostrerebbero, oltre a elevati livelli di autocriticismo, una minore autocompassione rispetto ai controlli sani. L’indagine è stata svolta su 72 soggetti con DAS e 40 controlli sani. Sono state utilizzate diverse scale di autovalutazione. Come atteso dagli autori, le persone con DAS riportarono, rispetto ai controlli sani, una quantità significativamente elevata di sintomi di ansia sociale, un timore esagerato della valutazione negativa, ma anche di quella positiva (ad esempio una lode) e una minore auto-compassione. Il risultato sorprendente e non atteso era che la maggiore gravità del disturbo non era associata a una minore auto-compassione. Tuttavia, la scala che valutava l’ansia sociale nell’interazione correlava con le sottoscale autogiudizio e isolamento della scala della self-compassion. I ricercatori ipotizzarono che in questi soggetti il giudizio negativo di sé e sentimenti d’isolamento potrebbero essere fattori importanti dell’ansia nelle interazioni sociali. La self-compassion sembrava essere più strettamente legata agli aspetti cognitivi dell’ansia sociale, in particolare alla paura della valutazione. Una minore compassione, infatti, era associata con la maggiore paura della valutazione positiva e negativa.

Un logico antidoto per i soggetti con DAS sarebbe quello di adottare un atteggiamento gentile, premuroso e comprensivo verso se stessi. Poiché le persone con disturbo d’ansia sociale, possono però avere una ridotta capacità di generare pensieri positivi e di assumere un atteggiamento compassionevole verso se stessi, può essere particolarmente importante improntare un training specifico per sviluppare la self-compassion. Ci sono molte tecniche che promettono di aumentare l’auto-compassione, tra queste c’è quella sviluppata da Gilbert e colleghi, la Compassionate Mind Training, che allena i partecipanti alla mindfulness, alla compassione verso gli altri e verso sé. Alcune ricerche sull’efficacia dell’approccio, suggeriscono che la CMT riduce significativamente gli autoattacchi, associati ai sentimenti di ansia e depressione.

 

 

Kelly H. Werner, Hooria Jazaieri, M.A.,Philippe R. Goldin, Michal Ziv, Richard G. Heimberg, and James J. Gross. Self-Compassion and Social Anxiety Disorder; Anxiety Stress Coping. 2012; 25(5): 543–558.