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Una risata ci seppellirà: la percezione della risata nell’ansia sociale

Una risata ci seppellirà: la percezione della risata nell’ansia sociale

Numerose evidenze empiriche hanno confermato che un ruolo importante nei processi di mantenimento dell’ansia sociale è svolto dai bias attentivi e interpretativi delle informazioni sociali (Amire et al., 2005; Machado-de-Sousa et al. 2010): chi soffre di ansia sociale tende ad interpretare come minacciosi stimoli neutrali o ambigui e a mantenere un elevato livello di vigilanza in contesti percepiti come minacciosi, alla ricerca di segnali di pericolo che mantengono il ciclo di allarme.

Tra i segnali sociali la risata riveste un ruolo particolarmente importante in quanto è un segnale comunicativo basilare che può assumere un duplice valore comunicativo: da una parte un segnale di inclusione e vicinanza (risata di gioia) dall’altra un segnale di esclusione e segregazione (risata di disprezzo).

Queste sue caratteristiche hanno spinto alcuni ricercatori tedeschi ad utilizzarlo come uno stimolo ambiguo con persone affette da diversi livelli di ansia sociale, presentandolo in due differenti forme: la prima multimodale in cui è presente sia lo stimolo visivo (il volto di una persona che ride) che uditivo (il suono della risata) e la seconda unimodale, lasciando solo il suono della risata – senza feedback facciale – e aumentando pertanto il livello di ambiguità.

Per approfondire il ruolo dell’ambiguità dello stimolo sociale sono state inoltre presentate tre differenti tipologie di risata: una prima amichevole e gioiosa, una seconda di scherno e provocatoria e una terza francamente scostante e disprezzante.

Questi stimoli sono stati presentati attraverso 60 spezzoni video/audio appositamente creati per la ricerca a 60 persone (30 uomini de 30 donne) con differenti livelli di ansia sociale – valutati con la Liebowitz Social Anxiety Scale e la State-Trait Anxiety Inventory – in un disegno sperimentale piuttosto articolato ma molto interessante.

Ai 60 soggetti sperimentali è stato chiesto di valutare subito dopo aver visto e sentito – o solo sentito – i vari spezzoni di risata se la percezione avuta era maggiormente legata a intenzioni amichevoli o al contrario al disprezzo.

I risultati sono piuttosto interessanti per differenti motivi; da un lato confermano come all’aumentare dei livelli di ansia sociale le persone tendono a interpretare gli stimoli ambigui in termini maggiormente negativi o come segnali di esclusione. Inoltre questo effetto è maggiore per gli stimoli unimodali (solo il suono della risata) rispetto a quelli multimodali (suono e volto), come emerge anche dal tempo di risposta che è maggiore per i primi. L’ambiguità della risata ascoltata richiede infatti più tempo per essere interpretata rispetto alla presenza di un concomitante rimando visivo (il volto che sorride).

Dall’altro lato questi risultati aggiungono alcuni aspetti interessanti: in primo luogo l’utilizzo di stimoli molto più vicini alle reali situazioni comunicative (stimoli video e audio) rispetto alle semplici immagini fisse, usate in genere nei precedenti lavori, permette di avvicinare maggiormente le osservazioni cliniche ai dati di ricerca empirica.

In secondo luogo i risultati spostano il focus su un secondo versante, ancora poco esplorato in letteratura (Taylor et al., 2010, 2011), infatti non solo gli ansiosi sociali cercano attivamente conferme di ciò che temono interpretando negativamente stimoli ambigui (negative interpretation bias) ma prestano anche minore attenzione agli stimoli positivi che potrebbero favorire una riduzione dei livelli di ansia come una risata di gioia (attention bias away from joyful stimuli).

L’esplorazione del ruolo che i bias attentivi e interpretativi rivestono nello sviluppo e nel mantenimento dell’ansia sociale costituisce un terreno fertile di lavoro anche in vista delle applicazioni cliniche che possono suggerire.

 

Bibliografia

Amir N, Beard C, Bower E (2005). Interpretation bias and social anxiety. Cogn Ther Res, 29, 433-443.

Machado-de-Sousa JP, Arrais KC, Alves NT, Chagas MH, de Meneses-Gaya C, Crippa JA, et al. (2010). Facial affect processing in social anxiety: tasks and stimuli. J Neurosci Methods 193-196.

Taylor CT, Bomyea J, Amir N (2010). Attentional bias away from positive social information mediates the link between social anxiety and anxiety vulnerability to a social stressor. J Anxiety Disord, 24, 403-408.

Taylor CT, Bomyea J, Amir N (2011). Malleability of attentional bias for positive emotional information and anxiety vulnerability. Emotion, 11, 127-138.

 

Ritter J, Brück C, Jacob H, Wildgruber D, Kreifelts B (2015). Laughter perception in social anxiety, Journal of Psychiatric Research 60, 178-184 http://dx.doi.org/10.1016/j.jpsychires.2014.09.021