Pages Menu
RssFacebook
Categories Menu
​VIRTUAL REALITY: UN’OPPORTUNITA’ PER RITTIRO E ANSIA SOCIALE

​VIRTUAL REALITY: UN’OPPORTUNITA’ PER RITTIRO E ANSIA SOCIALE

Di Caterina Parisio Si è svolta Sabato 1 Aprile la giornata di formazione dal titolo “Virtual Reality: un’opportunità per Ritiro e Ansia Sociale”, organizzata dalla Società Idego -Psicologia digitale- in collaborazione con AIDAS, Associazione Italiana Disturbi d’Ansia Sociale e IPSICO, Istituto di Psicoterapia e Psicologia Comportamentale e Cognitiva. Gli elementi per pensare a qualcosa di particolare c’erano tutti, ancora prima che l’evento avesse luogo: basti pensare al titolo stesso che porta con sé concetti apparentemente lontani tra loro come, realtà virtuale e ansia sociale. I professionisti che hanno relazionato durante la giornata hanno mostrato al pubblico presente quanto di concreto ci possa essere in questo strano binomio virtualità e ansia sociale. La virtualità può rappresentare un’opportunità per il ritiro e l’ansia sociale? Quali strumenti di Virtual Reality possono essere utilizzati dallo psicologo per lavorare con i nativi digitali? Questa è la cornice all’interno della quale si è svolta la giornata; vediamo adesso chi ne sono stati i protagonisti. Il primo intervento è stato curato dalla Dott.ssa Azzurra Aloisi, Psicologa...

Read More
Solitudine, Ansia, Evitamento: tra normalità e clinica – Firenze 12 Novembre 2016 Una finestra su ciò che è stato!

Solitudine, Ansia, Evitamento: tra normalità e clinica – Firenze 12 Novembre 2016 Una finestra su ciò che è stato!

Dr.ssa Caterina Parisio   Si è svolta Sabato 12 Novembre a Firenze la giornata su – Solitudine, Ansia, Evitamento: tra normalità e clinica – organizzata dall’AIDAS, Associazione Italiana Disturbi dell’Ansia Sociale, in collaborazione con il Terzo Centro di Psicoterapia Cognitiva e IPSICO (Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva). Tanti, diversi ed innovativi gli spunti di cui i molti partecipanti hanno potuto godere, spunti a cavallo tra normalità e clinica. La mattinata si è aperta con una scrittrice e psicoterapeuta, Dr.ssa Evangelista, che ha subito portato in sala un’atmosfera di profonda emozione ed attenzione, presentando il suo libro, “La stanza di Eric”. Si è potuto assistere alla lettura di alcune parti del testo che hanno dato vita ad una tavola rotonda e un confronto tra addetti ai lavori e partecipanti ricco di riflessioni, spunti di ricerca e interessanti osservazioni sul caso di Eric. Il romanzo, le cui pagine si dispiegavano tra psicopatologia e risvolti clinici, immaginazione e fantasia, ha aperto un’importante finestra sul mondo del ritiro sociale, sul...

Read More
Perché vedere “INSIDE OUT”?

Perché vedere “INSIDE OUT”?

di Camilla Barba   L’importanza di accettare le emozioni “negative”. Ci sono numerose ragioni per cui vale la pena andare al cinema e vedere questo film. Il film non è rivolto soltanto ai piccini, ma soprattutto agli adulti; in particolare ai genitori, i quali possono apprendere un modo nuovo di approcciarsi ai vissuti emotivi dei loro figli. Il film è ambientato nella mente di una ragazzina di 11 anni, Riley ed i protagonisti sono le emozioni da lei provate, felicità, rabbia, paura, tristezza e disgusto; non più concetti astratti, ma personaggi con personalità coloratissime e ben definite. Il film descrive la funzione delle singole emozioni. Ogni emozioni, infatti, assolve ad uno o più scopi: la gioia sancisce il raggiungimento di un obiettivo, il disgusto protegge dall’avvelenamento, la rabbia dalle ingiustizie, la paura dai pericoli, e la tristezza almeno apparentemente non sembra avere ragion d’essere, ma viene descritta come un personaggio scomodo, che Gioia cerca in tutti i modi di tenere a bada. La pellicola inoltre descrive come le emozioni...

Read More
L’attenzione selettiva per i volti arrabbiati nella fobia sociale

L’attenzione selettiva per i volti arrabbiati nella fobia sociale

di Carla Lo Giudice L’attenzione selettiva alla minaccia, tipica delle persone con un disturbo d’ansia, è stata ed è ad oggi oggetto di ricerca. Alcuni modelli dell’ansia propongono che l’attenzione, in una situazione ansiogena, possa essere diretta inizialmente ai segnali di minaccia ma che non venga mantenuta su questi nel tempo; dopo una focalizzazione iniziale sulla minaccia i soggetti ansiosi mostrerebbero un successivo evitamento dello stimolo ansiogeno, evitamento che potrebbe riflettere un tentativo di alleviare uno stato d’ansia provocato dall’orientamento iniziale al segnale di minaccia. Con l’obiettivo di indagare se gli individui con fobia sociale mostrino un’attenzione selettiva verso i segnali di minaccia o tendano ad allontanare l’attenzione da questi, Mogg et al. (2004) in uno studio pubblicato sul Journal of Abnormal Psychology hanno esaminato l’andamento nel tempo delle risposte attenzionali delle persone con fobia sociale all’espressione facciale dell’emozione di rabbia. Gli autori dello studio hanno inoltre indagato l’andamento nel tempo delle risposte attenzionali alle emozioni facciali di rabbia, nella fobia sociale, manipolando la durata di esposizione allo stimolo....

Read More
Empatia e ansia sociale: la capacità di mettersi “nei panni degli altri”

Empatia e ansia sociale: la capacità di mettersi “nei panni degli altri”

di Carla Lo Giudice Chi ha familiarità con l’ansia sociale sa quanto possa essere difficile un’interazione sociale per le persone che soffrono di questo disturbo. Situazioni quotidiane che possono sembrare semplici alla maggior parte delle persone, come partecipare ad una cena o ad una festa, possono essere accompagnate da sintomi intensi come tremori, tachicardia, sudorazione se legati ad uno stato d’ansia. Oltre ai sintomi fisici, le situazioni sociali sembrano inoltre provocare, in chi soffre di ansia sociale, disagio e confusione. Comunemente la fobia sociale è associata alla paura del giudizio degli altri. Ma, è possibile che le persone socialmente ansiose siano inoltre troppo sensibili alle reazioni degli altri e riescano a percepirle e comprenderle prima e meglio di chi non è ansioso? Una ricerca pubblicata dal National Insitutes of Health ha ipotizzato che le persone con fobia sociale siano ipersensibili agli stati mentali degli altri, e di conseguenza possano presentare elevate capacità empatiche. Una persona empatica è generalmente considerata una persona molto sensibile agli stati emotivi di chi la...

Read More
Ansia e ritiro sociale nella Psoriasi

Ansia e ritiro sociale nella Psoriasi

di Geltrude Muglia Negli ultimi anni numerosi studi in ambito psicosomatico hanno incluso l’ansia sociale tra i disturbi secondari osservati più frequentemente nella psoriasi, una patologia infiammatoria cronica immunomediata e iperproliferativa della pelle che colpisce approssimativamente il 2% della popolazione, si presenta con manifestazioni cliniche molto variabili ed è spesso associata a comorbilità significative che compromettono gravemente la qualità della vita dei pazienti. L’impatto psicologico e sociale della malattia è particolarmente rilevante a causa della visibilità delle lesioni cutanee. I pazienti psoriasici provano spesso imbarazzo per il loro aspetto e temono di suscitare reazioni di disgusto e avversione, soprattutto nelle situazioni in cui la loro pelle è maggiormente visibile e sono più esposti al rischio di essere osservati ed evitati (spiagge, piscine, palestre, saune). Secondo alcuni autori il 26% dei pazienti ha sperimentato almeno una volta il rifiuto di essere toccati o l’umiliazione di essere invitati a lasciare locali o mezzi pubblici (Gupta, 1998; Ginsberg e Link, 1989). Esperienze reali di umiliazione e di rifiuto (enacted stigma) possono essere...

Read More
Uno studio sulla consapevolezza emotiva

Uno studio sulla consapevolezza emotiva

di Mario Valente Secondo Millon (1981), gli individui con Disturbo Evitante di Personalità (DEP) mostrano scarsa tolleranza per i sentimenti dolorosi legati alla percezione di inadeguatezza e di autostima negativa; l’evitamento interpersonale si propone quindi come una strategia comportamentale attraverso la quale il soggetto si protegge da un reale o immaginario dolore psichico. Tale strategie alla lunga può però pervadere ogni aspetto della vita emotiva del soggetto producendo due estremi che vanno da un’esperienza emotiva confusionaria alla repressione di tutti i sentimenti, compresi quelli positivi. Allo stesso modo, McCullough, Kuhn, Andrews, Kaplan, Wolf & Hurley (2003) suggeriscono che i pazienti con DEP sono affetti da una “fobia” verso eventuali esperienze emotive e che questo costituisce un aspetto centrale della loro patologia. Più di recente, la teoria metacognitiva di Di Maggio, Semerari, Carcione, Nicolò, e Procacci (2007) sostiene che i pazienti con DEP hanno una profonda difficoltà a identificare i propri stati mentali, sia per quanto riguarda le emozioni che i pensieri. Questo comporterebbe una ridotta capacità di comunicare le...

Read More
La self-compassion e il disturbo di Ansia Sociale

La self-compassion e il disturbo di Ansia Sociale

di Daniela Coda In seguito ad un fallimento o un errore in contesti interpersonali, la maggior parte delle persone indugia in rimproveri verso di sé, specialmente quando si sente giudicata. Le persone con disturbi di ansia sociale (DAS) mostrano una preoccupazione costante della valutazione della propria performance da parte degli altri e livelli particolarmente elevati di autocriticismo. Come suggeriscono diversi modelli cognitivi, il timore delle situazioni sociali, il loro evitamento e la paura della valutazione negativa sono caratteristiche fondamentali del disturbo. Assumere un atteggiamento di gentilezza, premura e comprensione verso se stessi (self-compassion o auto-compassione) e riconoscere che commettere errori o provare diverse difficoltà fa parte dell’esperienza umana condivisa, non qualcosa che succede solo a se stessi, potrebbe aiutarli nel ridurre l’eccessiva autocritica. Alcuni studi su soggetti sani suggeriscono che una maggiore auto-compassione è associata a una più alta soddisfazione nella propria vita, al senso di connessione sociale, ma anche a una ridotta autocritica e minore depressione, ansia, ruminazione, perfezionismo e disturbi alimentari. Inoltre gli individui con maggiore self-compassion...

Read More
Disturbo d’ansia Sociale e Balbuzie: correlazioni ed implicazioni per il trattamento.

Disturbo d’ansia Sociale e Balbuzie: correlazioni ed implicazioni per il trattamento.

di Camilla Barba Il Disturbo d’ansia sociale (o fobia sociale) è un disturbo caratterizzato da paura forte ed intensa delle situazioni in cui è prevista una performance, cioè situazioni in cui l’osservazione e il giudizio da parte degli altri potrebbe verificarsi. Le circostanze temute potrebbero comprendere: parlare in pubblico, incontrare persone nuove, o parlare con persone che rappresentano l’autorità. I sintomi fisici associati a tali disturbi includono: arrossire, tremori, sudore e tendenza a bloccarsi durante un discorso. L’esposizione alle situazioni temute è spesso accompagnata da ansia anticipatoria ed evitamento. La Balbuzie è un disturbo del linguaggio caratterizzato da un disordine del ritmo della parola nel quale il paziente sa con precisione quello che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo. Esistono numerose ragioni che ci inducono a pensare che la balbuzie sia associata al disturbo d’ansia sociale. Quest’articolo passa in rassegna numerose ricerche che hanno affrontato tale tematica. La balbuzie è accompagnata da numerose conseguenze negative, le quali possono nel tempo aumentare la vulnerabilità...

Read More
Sviluppo dell’evitamento sociale in adolescenza: il ruolo dell’ansia sociale e della cognizione

Sviluppo dell’evitamento sociale in adolescenza: il ruolo dell’ansia sociale e della cognizione

di Anna Borrelli La fobia sociale è un disturbo molto diffuso che esordisce principalmente nell’adolescenza e talvolta emerge da una storia infantile di inibizione.Lo studio in oggetto condotto da Anne C. Miers e pubblicato su Journal of AnxietyDisorderssuggerisce in realtà che l’esordio del disturbo sia almeno in parte attribuibile all’aumento dell’evitamento delle situazioni sociali ansiogene durante l’adolescenza, che rappresenta un periodo ricco di cambiamenti non sempre facile da gestire. Infatti alla lunga l’evitamento delle situazioni sociali limita le numerose opportunità dell’adolescente di iniziare e mantenere relazioni sociali, incidendo in maniera significativa sulla costruzione di competenze sociali adeguate, favorisce un aumento dell’ abbandono scolastico e accademico e predispone all’insorgenza del disturbo stesso. Lo studio in oggetto cerca di chiarire i percorsi che portano allo sviluppo dell’evitamento sociale in adolescenza ed esamina il ruolo dell’ansia sociale e dei processi cognitivi negativi. Gli autori hanno monitorato 331 soggetti seguiti nel tempo dai 9 ai 21 anni d’età. Le analisi effettuate suggeriscono che già alla fine dell’infanzia è possibile distinguere ben due categorie...

Read More
Fobia sociale e Disturbo Evitante di Personalità: simili ma differenti?

Fobia sociale e Disturbo Evitante di Personalità: simili ma differenti?

di Giulia Brescia Il Disturbo Evitante di Personalità (DEP) è considerato come una grave variante della fobia sociale (FS), coerentemente col modello dimensionale. Tuttavia, queste conclusioni sono in gran parte emerse da studi basati su un campione di individui con Fobia Sociale, con o senza comorbilità col Disturbo Evitante di Personalità. Questo studio ha ipotizzato la presenza di differenze qualitative tra Disturbo Evitante di Personalità e Fobia Sociale. Gli autori hanno cercato di verificare questa ipotesi confrontando tre gruppi- Fobia sociale (FS), Disturbo Evitante di Personalità (DEP) e, Fobia Sociale in comorbilità con il Disturbo Evitante di Personalità (FS+ DEP)- utilizzando dati estratti da un campione epidemiologico di 10.641 adulti, dai 18 anni in su. Nell’indagine epidemiologica per identificare i disturbi di personalità, sono state utilizzate domande di screening dell’ICD10; sviluppando una misura intermedia per il Disturbo Evitante di Personalità del DSM-IV. Mentre le diagnosi sull’ Asse I del DSM-IV che includono la Fobia Sociale, sono state formulate utilizzando il Composite International Diagnostic Interview (CIDI). In questo campione, la...

Read More
Quando si pensa che essere “fighi” sia l’unico modo per partecipare

Quando si pensa che essere “fighi” sia l’unico modo per partecipare

di Fabio Moroni Mi è capitato di seguire con passione una serie tv che negli ultimi anni ha avuto un notevole successo. La serie in questione è “The Big Bang Theory”, ideata da Chuck Lorre e Bill Prady e prodotta dalla Warner Bros. La ragione del successo di questa serie, come ho anche letto in numerose recensioni, è che per la prima volta viene affrontata in modo estremamente intelligente e ironico la difficoltà a entrare in relazione con gli altri. Una problematica poco affrontata ma evidentemente condivisa da molti. La serie racconta le gesta di quattro amici scienziati intelligentissimi, ma con scarse abilità sociali, la cui vita viene stravolta dall’arrivo di una vicina di casa diametralmente opposta a loro. La ragazza in questione, Penny, non mostra, infatti, di possedere una grande intelligenza, ma è molto affascinante e abile nelle relazioni sociali. A mio avviso la bellezza della serie sta proprio nella genialmente comica rappresentazione dello scontro tra questi due mondi, che inevitabilmente porta in evidenza tutte le incomprensioni e...

Read More
Correlati neurali dell’ansia anticipatoria nel Disturbo Evitante di Personalità

Correlati neurali dell’ansia anticipatoria nel Disturbo Evitante di Personalità

di Giovanni Pellecchia   Per anni lasciato in ombra e alla periferia degli interessi della ricerca psicologica in ambito clinico, il disturbo evitante di personalità (DEP) trova un nuovo e vigoroso rilancio negli studi degli ultimi 10 anni, che ne esaminano estesamente le caratteristiche distintive sia rispetto ad altri disturbi di personalità, sia rispetto a quelli di ansia sociale, le cui manifestazioni appaiono sovrapponibili al punto da rendere incerto il confine diagnostico con il DEP.   In tale prospettiva, l’interesse della letteratura scientifica ha privilegiato l’esame di molteplici aspetti e domini, tra i quali bias cognitivi e attentivi, strategie di coping, capacità metacognitive, comorbilità con altri disturbi, funzionamento generale, quality of life, ecc.   Ad essi si aggiunge il tentativo attuale delle neuroscienze di identificare i correlati neurobiologici e i meccanismi neurali coinvolti nella regolazione emotiva nel DEP.   Il dato emerso dallo studio di Denny e colleghi (2015), condotto attraverso l’utilizzo di neuroimaging funzionale, mostra come un ruolo centrale nella ipertrofia della risposta ansiosa agli stimoli sociali nel...

Read More
Disturbo di ansia sociale: quali sono i trattamenti più efficaci?

Disturbo di ansia sociale: quali sono i trattamenti più efficaci?

di Michele Procacci Questo importante articolo viene pubblicato quest’anno su Lancet Psychiatry è promosso da National Institute for Health and Care Excellence ed affronta il tema degli interventi efficaci sull’ansia sociale: farmaci, psicoterapie, intervento sulle abilità vengono passati in rassegna per un periodo che va dal 1988 al 2013, includendo anche lavori non pubblicati. E’ uno studio registrato condotto da studiosi esperti nel trattamento dei disturbi di ansia, ciascun trattamento viene misurato con strumenti standardizzati, viene messo a confronto con gruppo di controllo, vengono misurati le differenze medie standardizzate (MDS). Più di 13146 partecipanti a 101 studi differenti su 41 tipi di trattamenti divisi per classi di intervento (17). Alcuni risultati sono interessanti: tra i farmaci gli Inibitori della monoammino ossidasi (IMAO), gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI), le benzodiazepine (BDZ), gli stabilizzatori dell’umore (MS) danno risultati superiori al placebo (PLO). Tra gli interventi psicologici, la terapia cognitivo comportamentale individuale e di gruppo (CBT), i gruppi di abilità...

Read More
Una risata ci seppellirà: la percezione della risata nell’ansia sociale

Una risata ci seppellirà: la percezione della risata nell’ansia sociale

di Marco Bani Numerose evidenze empiriche hanno confermato che un ruolo importante nei processi di mantenimento dell’ansia sociale è svolto dai bias attentivi e interpretativi delle informazioni sociali (Amire et al., 2005; Machado-de-Sousa et al. 2010): chi soffre di ansia sociale tende ad interpretare come minacciosi stimoli neutrali o ambigui e a mantenere un elevato livello di vigilanza in contesti percepiti come minacciosi, alla ricerca di segnali di pericolo che mantengono il ciclo di allarme. Tra i segnali sociali la risata riveste un ruolo particolarmente importante in quanto è un segnale comunicativo basilare che può assumere un duplice valore comunicativo: da una parte un segnale di inclusione e vicinanza (risata di gioia) dall’altra un segnale di esclusione e segregazione (risata di disprezzo). Queste sue caratteristiche hanno spinto alcuni ricercatori tedeschi ad utilizzarlo come uno stimolo ambiguo con persone affette da diversi livelli di ansia sociale, presentandolo in due differenti forme: la prima multimodale in cui è presente sia lo stimolo visivo (il volto di una persona che ride) che...

Read More